Doveva essere la piccola che salvava Mirafiori. Così ce l’avevano presentata, e così in tanti ci avevamo creduto.
Quando la 500 Ibrida arrivò sulla linea di Torino, la festa fu di quelle importanti. In fabbrica, accanto a una 500 gialla, c’erano il presidente di Stellantis John Elkann, l’amministratore delegato Antonio Filosa, il ministro Adolfo Urso, il presidente della Regione Alberto Cirio e il sindaco Stefano Lo Russo. Il messaggio era chiaro: la 500 tornava con un motore a benzina, e con lei tornava il lavoro.
Sulla carta l’idea aveva senso. La 500 elettrica piaceva, ma per molti costava troppo. La risposta fu rimettere sotto il cofano un piccolo 1.0 tre cilindri da 65 CV con un aiuto mild hybrid: niente spina, prezzo da 19.900 euro, motore costruito a Termoli e auto assemblata a Mirafiori, sulla stessa linea dell’elettrica. Un’auto semplice, italiana, alla portata di tante famiglie.
Com’è la 500 Ibrida
Fuori è la 500 di oggi, quella nata elettrica: stesse linee morbide, stessi fari “a palpebra”, stessa carrozzeria. Cambia quello che c’è sotto. Il 1.0 FireFly tre cilindri da 65 CV lavora con un sistema mild hybrid a 12 volt: un piccolo motore elettrico aiuta nelle partenze e recupera energia in frenata, senza cavi e senza colonnine. Il cambio è manuale a sei marce, l’omologazione Euro 6bis.
Fiat dichiara circa 5 litri ogni 100 km e 120 g/km di CO2. Numeri onesti, senza miracoli. In autostrada i 65 CV si sentono tutti, ma in città, dove una 500 passa quasi tutta la sua vita, ha quello che serve: è piccola, si parcheggia ovunque e non chiede di pianificare le ricariche.

Dentro ritrovi l’abitacolo della versione elettrica, con il quadro strumenti digitale e lo schermo centrale, ma con una leva del cambio vera tra i sedili. Un dettaglio che a qualcuno farà sorridere: è la 500 per chi guida ancora “come una volta”.
Il listino parte da 19.900 euro (IPT e PFU esclusi) per la Pop, mentre le versioni più ricche, Icon e La Prima, superano rispettivamente i 21.000 e i 24.000 euro. Con le promozioni del mese il prezzo scende ancora, ma le offerte cambiano spesso. Per il lancio Fiat aveva preparato anche la serie speciale Torino, un omaggio alla città dove nasce.

Fiat 500 Ibrida in breve
| Motore | 1.0 FireFly 3 cilindri benzina, mild hybrid 12V, 65 CV |
| Cambio | Manuale a 6 marce |
| Consumo dichiarato | circa 5 l/100 km, 120 g/km di CO2 |
| Dove nasce | Mirafiori (Torino), motore da Termoli |
| Prezzo di listino | da 19.900 € (Pop) |
Insomma, l’auto c’era. Ed è proprio questo che rende la storia più amara.

E per un po’ sembrò funzionare. Per costruirla arrivarono circa 400 lavoratori interinali, secondo la Fiom. Stellantis raccontò che nel primo semestre del 2026 Mirafiori aveva prodotto più che in tutto il 2025, e che a fine anno si poteva arrivare a circa 80.000 auto, il doppio dell’anno prima.
Poi arrivò l’autunno. A settembre le prime fermate, per la mancanza di pezzi del motore dalla Teksid di Carmagnola. Il 22 settembre l’annuncio di un nuovo stop: dal 19 al 30 ottobre la linea della 500, elettrica e ibrida, si è fermata di nuovo, e a casa sono rimaste 1.074 persone tra operai e impiegati. Le ragioni indicate da Stellantis erano le solite: un mercato europeo ancora più piccolo di un quinto rispetto a prima del Covid, la concorrenza extra europea, i costi alti.
Cosa ci insegna questa storia
La 500 Ibrida non ha sbagliato niente. È un’auto riuscita, che la gente compra. Il problema era un altro: le avevamo chiesto troppo. Nessuna auto, da sola, può salvare una fabbrica grande come Mirafiori. Per la Fiom questo è il diciannovesimo anno di fila di cassa integrazione, e i sindacati chiedono da tempo un secondo modello. Stellantis risponde con altri progetti, dai cambi e-DCT al centro di ricerca sulle batterie, fino alla 500 di nuova generazione prevista dal 2030.
Forse la lezione è proprio questa. Quando il futuro di un posto e di migliaia di persone si appoggia su una sola macchina, basta un mercato fiacco o un pezzo che non arriva per far tremare tutto. La piccola che doveva salvare Mirafiori ha fatto la sua parte. Il resto, adesso, tocca a chi decide.
E voi? Pensate che una sola auto possa davvero salvare una fabbrica? Scrivetecelo nei commenti.
Foto: Fiat / Stellantis. Fonti: Fiat, Stellantis, Fiom-Cgil, Quattroruote (22/09/2026).



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