Un sabato pomeriggio, in un’officina di provincia. Un’auto sul ponte, la radio accesa, un caffè che si fredda sul banco. Qualcuno sta montando un assetto nuovo, qualcun altro guarda e dà consigli. È una scena che chi ama le auto conosce bene. In Italia però, finito il lavoro, arriva quasi sempre la stessa domanda: “Ma è in regola?”
Intanto, a Las Vegas
Dal 3 al 6 novembre a Las Vegas apre il SEMA Show, la più grande fiera del mondo dedicata alle auto modificate. Più di 2.000 marchi, case come Ford, Toyota, Nissan e Stellantis con stand pieni di auto preparate, motori, kit e accessori. In America il tuning non è un vizio da nascondere: è un’industria, una festa, una cultura che le case stesse incoraggiano.

Quando il tuning era italiano
Eppure il tuning, in un certo senso, l’abbiamo inventato noi. Negli anni Cinquanta e Sessanta Carlo Abarth vendeva le sue cassette di trasformazione per rendere sportive le Fiat 500 e 600. A Roma Giannini faceva lo stesso, con le sue piccole Fiat elaborate. A Torino Virgilio Conrero preparava le Alfa Romeo che vincevano nelle gare. Chiunque, con un po’ di soldi e tanta passione, poteva rendere unica la propria auto.

Negli anni Ottanta e Novanta arrivarono le Uno Turbo con il kit, le Golf ribassate, i raduni nei parcheggi. Una generazione intera ha imparato la meccanica così.
Cosa dice la legge oggi
Oggi le regole sono molto più severe. Il principio è semplice: un’auto deve restare come è stata omologata. L’articolo 78 del Codice della Strada dice che chi modifica le caratteristiche costruttive o funzionali dell’auto deve passare una visita e prova in Motorizzazione e aggiornare la carta di circolazione. Chi circola con un’auto modificata senza collaudo rischia una multa da 430 a 1.731 euro e il ritiro della carta di circolazione.
Non tutto, però, è vietato. Alcuni pezzi si possono montare senza collaudo, se sono omologati proprio per quel modello, come gli scarichi con il marchio di omologazione. Per cerchi e gomme c’è il decreto n. 20 del 2013: con ruote omologate secondo le norme europee o nazionali, non serve più il nulla osta della casa. Altre modifiche, come assetti, freni o aumenti di potenza, richiedono il collaudo. E c’è un altro punto che molti dimenticano: l’assicurazione. Una modifica non dichiarata può creare problemi seri in caso di incidente.

Perché da noi è così difficile
Le ragioni delle regole sono serie: sicurezza, rumore, inquinamento. Nessuno vuole auto con freni sbagliati o scarichi assordanti sotto casa. Il problema è un altro: il percorso per mettersi in regola è lungo, costoso e diverso da caso a caso. Servono certificati, nulla osta, appuntamenti in Motorizzazione. Così molti rinunciano, e altri preferiscono rischiare.
Il risultato è che il tuning in Italia vive a metà: tantissima passione, molta prudenza, e una parte che resta nell’ombra.
Il nostro punto di vista
Le regole servono, e chi modifica un’auto senza pensare alla sicurezza fa male a tutti. Ma il Paese di Abarth, Giannini e Conrero merita qualcosa di più di un divieto. Servirebbero procedure più semplici e chiare, e più pezzi omologati per le auto che la gente guida davvero.
Perché il tuning, quello fatto bene, non è una moda da parcheggio. È il modo in cui tanti di noi hanno imparato ad amare le auto: smontando, provando, sbagliando, riprovando. Sarebbe un peccato lasciarlo solo agli americani.
E voi? Qual è la modifica che avete sempre sognato di fare alla vostra auto? Scrivetecelo nei commenti.
Questo articolo non è una consulenza legale: prima di modificare l’auto, chiedete sempre a un’officina autorizzata o alla Motorizzazione. Fonti: Codice della Strada (art. 78, testo ACI), D.M. 20/2013, SEMA, Motor1. Foto: Unsplash (@zoshuacolah, @dkphotos, @p1mm1, @shoham_avisrur).




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